domenica 5 luglio 2015

Addii senza cerimonie


Terzo racconto della raccolta "Storie di realtà parallele".
Eccomi qui.
Dopo tanta fatica sono finalmente arrivato ad avere tutto quello un essere umano possa desiderare.
Una casa grande, un giardino curato, una moglie che nonostante gli anni, continua a mantenere una bellezza eccelsa.
Due bambini stupendi, Marco di undici anni e Meg di otto.
Marco gioca a calcio e fa la prima media. Vorrebbe diventare un astronauta. 
Meg fa la terza elementare e studia danza classica. Vorrebbe diventare prima ballerina.

Sono un uomo realizzato, mi alzo ogni mattina per andare a lavoro,  faccio una doccia fredda, mi passo il rasoio, prendo la mia costosissima camicia dal cassetto, faccio il nodo alla cravatta e esco con la tazza di caffè ancora calda in mano.
Oggi è domenica, non ho lavoro.
Mi alzo, faccio una doccia, fredda.
Mi vesto e preparo il caffè. Ho svegliato mia moglie, lei dice che non ho lavoro oggi.
Ma lei non capisce, non riesce a capire.
Esco di casa e cammino nel vialetto.
I fiori sono imperlati di rugiada, l’erba è corta. La siepe è regolare, ben tagliata.
Apro il cancelletto, giro l’angolo.
Son stanchissimo, son stanco di questa vita, troppo perfetta, troppo distruttiva.
Sono uno dei maggiori azionari in una società che gestisce la produzione di armi.
Ieri hanno sganciato un mio missile su una cittadina, centotredici morti, trentasei bambini.
La macchina è arrivata, a prendermi.
Una lacrima scende sul mio volto, lo segna, ho paura.
La macchina va veloce.
Quaranta metri.
Sono pronto, bisogna andare.
Trenta metri.
Guardo l’orologio, sono le nove meno otto.
Venti metri.
Chissà come si chiamavano quei bambini.
Dieci metri.
Sto arrivando.
Mi basta solo un passo, per andare al centro della strada.
Sento i freni, lo stridio è insopportabile, ma ormai sono arrivato.
Sono in pace.



  Alessio Piscedda

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