domenica 20 dicembre 2015

Darkness

Oggi mi va di fare una breve riflessione, prima di cedere all'oblio.

Mi piacerebbe parlare dell'oscurità.
Per molti tabù, per altri fobia.
È indubbiamente un aspetto affascinante delle mie giornate.

Forse l'aspetto migliore.
È associata al male, alla notte, al pericolo, al rischio, al dubbio.

Ma perché? 
Perché non vedere l'oscurità come un'alleata?
Un'amica, una protettrice.

Lasciate un attimo il cellulare, voi che state leggendo, e provate a chiudere gli occhi.
Ovunque voi siate, qualsiasi cosa stiate facendo.
Chiudete gli occhi e guardate.




No, non sono pazzo, forse siete voi a non aver visto bene.
Riprovateci, ma ora con più attenzione. Cercate di vedere tutto ciò che sta attorno a voi.
Vedete con le orecchie, con il naso, con le mani.
Forse non fanno così i non vedenti?



Senza il buio di certo non esisterebbe la luce. 
Senza il buio i rumori non varrebbero come ora.
Senza il buio, non conosceremmo quell'adrenalina.
Senza il buio, le persone non sarebbero così belle.








Grazie, buio.


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Sono le 3:39 di notte, o del mattino, dipende dai punti di vista.
Ho deciso di pubblicare questa foto, non tanto per la sua bellezza, ma perché voglio allegarci un discorso.
Non so se uscirà qualcosa di sensato o meno, ma mi sento di dover scrivere qualcosa.
Sono le 3.41 di notte, o del mattino, dipende dai punti di vista.


Già, punti di vista.
Ci sono cose, che cambiano, guardate da un'altra prospettiva.
Perché ci sono tantissime prospettive, tutto sta negli occhi di chi guarda.
Ho appena finito di guardare un film, "Città di Carta", e penso che lo aggiungerò alla lista di film da consigliare.
Non tanto per la sceneggiatura, né per i personaggi, ma per quello che mi ha trasmesso.
Vi consiglio di guardarlo, sì. 
Ma la domanda, che tra tutte emerge, è: da quale prospettiva dobbiamo guardare la nostra vita?


Cosa dobbiamo cercare, nella nostra vita? Amore o soldi? Felicità o fama?
O ancora: tutte le cose che ho detto?

Io voglio cercare, anzi, voglio trovare, me stesso, voglio capire, chi io sia.
Perché, ormai, vivo la mia vita così, come mi arriva.
Mi alzo, e faccio sempre le stesse cose. 
Faccio tante cose costruttive, ma quanto sto costruendo?
Città di carta.

Sono bravo a scrivere, lo sono e non lo nego.
Non è ipocrisia o troppa autostima, sarebbe da ipocriti affermare il contrario.
Ma quanto questo può servirmi?

Sono le 3:48 di notte, o del mattino, dipende dai punti di vista.
Mi trovo con mille e più pensieri, con tanti punti interrogativi, che se non avessero il punto, più che interrogativi sarebbero uncini.
Forse persi da Hook, che è stato sconfitto da Peter Pan, o forse uno di quelli usati per arpionare balene nell'Oceano Atlantico.

Ma la vera domanda che mi si solleva è: quanto la gente che mi circonda ogni giorno capisca.
Vedo molta superficialità un giro, molti giudizi, e poco senso.
Vedo persone che aprono la bocca come se si sentissero in dovere di farlo, quasi in colpa a stare in silenzio.
E pur di non stare zitti, sfottono, deridono, sbeffeggiano chi ha costruito dei progetti, chi ha degli obiettivi.
Forse gelosia, forse paura del diverso.

Diverso.
È chi non viene compreso, chi viene deriso alle spalle, chi, forse, ha capito più di tutti.